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Le Caratteristiche Principali Della Lingua Tibetana


La lingua tibetana è in uso sull’altipiano tibetano, in alcune zone limitrofe settentrionali e orientali, così come in un discreto numero di vallate sui versanti occidentali, meridionali e orientali della catena himalayana. 

Si tratta di una lingua tendenzialmente monosillabica: l’unità significativa più comune e fondamentale, ossia, in altri termini, il ‘mattone’ di base per la costruzione della frase, è la sillaba. Questa è, a propria volta, derivata da un nucleo, sovente solo ipotetico, paragonabile a una radice; attraverso vari processi di derivazione interna ed esterna, le diverse radici realizzano famiglie terminologiche, ossia gruppi di grafie e suoni simili, con significati affini.

La scrittura tibetana, così come la conosciamo oggi, ha avuto origine nel VII secolo, quando Thönmi Sambhota formulò un nuovo alfabeto basato su quello usato a quel tempo in India, la scrittura gupta (un derivato dell’antica scrittura indiana brahmi). Include trenta lettere e quattro segni vocalici; se in gran parte riproduce i corrispondenti suoni in sanscrito, include anche degli elementi di nuova creazione per rappresentare suoni propri della lingua tibetana. Nella tradizione tibetana, l’arte della calligrafia era una disciplina molto rispettata e faceva parte integrante del curriculum scolastico, fin dai primi anni di studio.

Le trenta lettere e i quattro segni vocalici dell’alfabeto tibetano in scrittura uchen. 

IL GRUPPO DI APPARTENENZA DELLA LINGUA TIBETANA

Il tibetano è annoverato tra le lingue tibeto-birmane; a questo ceppo appartengono, fra le altre, molte lingue himalayane come il gurung, il tamang e il kinnauri, e alcune lingue degli altipiani settentrionali, come il gyarong. In modo più distante, vi afferiscono anche il birmano, la lingua dei Naga assamesi e il cinese. 

Le lingue citate, insieme ad altre, sono considerate appartenenti a uno stesso gruppo in quanto si ritiene siano discese da una lingua arcaica comune, ora desueta; si sono in seguito evolute, nel corso della loro storia, sia per processi interni sia per il contatto con altre lingue, talvolta appartenenti ad altri gruppi.

LE PRINCIPALI TIPOLOGIE DELLA LINGUA TIBETANA

La lingua tibetana può essere suddivisa in classica, colloquiale e letteraria moderna.

La lingua classica (altresì chiamata “lingua tibetana del Dharma”) è stata usata per più di un millennio principalmente per trasmettere testi relativi al Dharma. 

L’espressione “tibetano colloquiale” indica una varietà di dialetti, tra loro anche molto diversi, utilizzati per la comunicazione quotidiana. Possono essere grossolanamente classificati in tre tipi principali, sulla base delle tre regioni del Tibet: Ü-tsang, Amdo e Kham. Negli ultimi anni, in corrispondenza della diaspora, una lingua colloquiale basata sul dialetto Ü-tsang (del Tibet centrale) si è sviluppata come colloquiale standard: è denominata “chikä” (spyi skad) ed è usata nelle comunicazioni via radio, tv, internet e così via. 

La lingua letteraria moderna è la corrispondente lingua scritta, più formale, che fa uso di un vocabolario e di caratteristiche grammaticali tratte dalla lingua colloquiale.

LA LINGUA TIBETANA DEL DHARMA: UNA RICCHEZZA DA SCOPRIRE

Il ruolo del Tibet nella conservazione, trasmissione e coltivazione di buona parte delle forme di insegnamento e pratica del buddhismo è stato centrale negli ultimi dodici secoli almeno. Ciò è stato possibile, fra le altre cose, grazie al fatto che è stata coniata una lingua letteraria proprio con quello scopo; non si è trattato di una creazione artificiale, ex novo, quanto piuttosto di un adattamento e di un uso tecnico della lingua preesistente, per esprimere e spiegare le dottrine, filosofie e pratiche esperienziali in modo efficace, dettagliato e preciso. È quindi una lingua altamente sofisticata e specializzata, nonché estremamente conservatrice, essendo rimasta pressoché identica nell’ultimo migliaio di anni. 

In questa lingua è conservata una mole imponente di testi: la ricca letteratura canonica e commentariale tradotta dal sanscrito e da altre lingue del subcontinente indiano così come dalle lingue dell’Asia centrale, oltre a un vastissimo repertorio di testi autoctoni. Con alcune varianti, soprattutto terminologiche, questa lingua è utilizzata anche nei testi dell’antica tradizione Bön. Ancora oggi è lo strumento espressivo di studiosi tibetani di grande erudizione e realizzazione. 

È pertanto una chiave indispensabile per tutti coloro che sono interessati al buddhismo e alla cultura tibetana: la conoscenza della lingua tibetana classica è particolarmente utile per i praticanti delle tradizioni spirituali tibetane ed è una risorsa inestimabile per gli studenti di medicina, arte e altre scienze.

Essendo una lingua tecnica e specializzata, la sua traduzione nelle lingue occidentali moderne è assai difficile e, giocoforza, di frequente si incontrano importanti limiti linguistici nel tentativo di dare espressione alle molte sfumature e prospettive interpretative che il testo originale implica. Per questa ragione riteniamo che sia cruciale, per chi intenda approfondire la tradizione buddhista, acquisire almeno le competenze di base nella lingua tibetana del Dharma, intesa come sorprendente strumento di conoscenza e di accesso alle scritture. 

È stato questo profondo interesse per la tradizione ad aver motivato anche noi, membri del gruppo Bhusuku, a dedicarci per anni allo studio della lingua, all’approfondimento della cultura di cui è veicolo, e infine al suo insegnamento. È nostra convinzione che, lavorando con gli studenti, sia possibile porre nelle loro mani uno strumento di indagine e di scoperta, capace di far germogliare un sempre maggior grado di comprensione, ma anche di gaudio e soddisfazione. 

Il gruppo Bhusuku (bhusuku.org)


Pubblicato il Agosto 31, 2023 da webmanager

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